La rubrica MinettiSeguimi e diventeremo forti

Io sono un megafono, ma ho bisogno di altre voci

“In tutti gli ambiti della comunicazione, web, social network, radio e carta stampata.
Mi guardo intorno e vedo che questa nostra società lascia ai margini tante persone.

Ho perso la vista a 18 anni e solo allora ho iniziato a vedere chiaramente quello che prima mi era precluso per colpa di una panoramica volgarmente detta “normale”.
Esistevano dei canoni di bellezza che volevo mettere in discussione, e allora ho sfilato per Miss Italia ed ho scoperto che pur di avere popolarità la maggior parte delle donne ha invidiato il mio handicap. 
La stampa ed il pubblico non hanno capito e non hanno amplificato il mio messaggio. Non era abbastanza allora, mi sono detta.
La gente non era cieca, era anche sorda.
Allora ho scalato il palco di Sanremo. Ed ho gridato forte, affinchè la mia voce potesse arrivare a tutti.
Non è stato abbastanza. La gente mi ha voluta vedere sul gradino più alto del podio perché facevo pena hanno detto.
Non era servito nemmeno quello.
Ho pensato di gettare la spugna.
Che questa società non fosse pronta, non voleva e non meritava.
Ho pensato di adottare un bambino, e creare un piccolo mondo, solo mio, fatto di amore. La società in-civile rispose che una portatrice di handicap non poteva pensare di essere madre.
Ho partorito mio figlio che è un miracolo e che non mi ha mai chiesto perché non vedo. Che mi ringrazia del mio amore, e di nient’altro ha bisogno.
Ma il mondo può finire tra le mura della nostra casa solo perché fuori non vogliono sentire?
Ho pensato di no e sono tornata in tutte le piazze italiane, da un palco di moquette sul quale dicevo che la parola normalità non esiste, e lo dicevo cantando, ancora.
Non bastava, perché la società in-civile era cieca, sorda e anche immobile.
Allora mi sono messa a correre, in nome e per conto di chi in questi anni ha creduto in me.
Ed ho corso forte, da Roma a Londra. 
Al traguardo ho detto “tutto è possibile, ed io ne sono la dimostrazione
Tornata dalla pista c’era bisogno di un megafono per raccontare a tutti, ancora, che tutto è possibile. 

Ed ora non è finita.
A quel megafono bisogna alzare il volume. Un megafono con il volume al massimo che supera la barriera del suono. Con le mie gambe, la mia voce, la mia faccia. 
Come un viaggio a ritroso nella mia vita fino a tornare ai miei occhi che vedono oltre i limiti che vogliamo avere.

Non ho fatto la Miss per le copertine, non ho cantato per i dischi d’oro, non ho corso per un podio. 
Ho fatto tutto quello che ho fatto per guadagnarmi il megafono che oggi deve amplificare una Scelta Sociale.

Io sono un megafono.

Ma ho bisogno di altri volti, altre voci, altre gambe perché questa corsa campestre diventi un’infinita staffetta. Nel testimone ci passeremo un messaggio come lasciato in una bottiglia a galleggiare nell’oceano, il messaggio sarà chiaro e forte e parlerà una lingua universale.

Annalisa Minetti